La Cassazione sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili

Nell’ipotesi di società di capitali a ristretta base azionaria è ammissibile la presunzione di distribuzione di utili extracontabili ai soci, ove sussista a carico della impresa un valido accertamento di utili non contabilizzati. Tuttavia, è necessario che l’accertamento nei confronti dell’azienda diventi definitivo con il passaggio in giudicato della sentenza. A precisarlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 30964, depositata il 29 novembre 2018.L’Ufficio notificava a un contribuente, un avviso di accertamento ai fini IRPEF, in relazione alla sua qualità di socio al 33% di una S.r.l. destinataria a sua volta di una rettifica di maggiori ricavi.L’atto impositivo veniva impugnato. La CTR in particolare riteneva illegittimo l’accertamento evidenziando che pur essendo corretta la presunzione utilizzata dall’Ufficio, di distribuzione di utili ai soci di una S.r.l. a ristretta base azionaria, la rettifica in capo alla società era stata annullata con sentenza confermata in appello. Tale decisione aveva effetto nei confronti del giudizio che coinvolgeva la socia.L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per Cassazione, deducendo con un unico motivo, che la sentenza nei confronti della società non era divenuta irrevocabile non essendo ancora passata in giudicato. Per tale motivo i giudici del gravame avrebbero dovuto sospendere il giudizio relativo ai soci in attesa del passaggio in giudicato della sentenza concernente la società.La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 30964, depositata il 29 novembre 2018, ha accolto il ricorso dell’Ufficio.Innanzitutto, i giudici hanno richiamato i precedenti della stessa Suprema Corte a tenore dei quali in materia di contenzioso tributario, in caso di pendenza separata di procedimenti relativi all’accertamento del maggior reddito contestato ad una società di capitali e di quello da partecipazione conseguentemente contestato al singolo socio, il giudizio pendente debba essere sospeso in attesa del passato in giudicato della sentenza emessa nei confronti della società.Ciò in quanto l’accertamento tributario nei confronti della società costituisce un indispensabile antecedente logico-giuridico di quello nei confronti dei soci, in virtù dell’unico atto amministrativo da cui derivano entrambe le rettifiche. Nel caso di società di capitali, non ricorre l’ipotesi del litisconsorzio necessario, come avviene nei giudizi che riguardano società di persone e soci delle stesse.In ogni caso, l’accertamento contenuto in un atto impositivo non definitivo o in una sentenza non passata in giudicato non incide sulla operatività della presunzione di distribuzione di tali utili fra i soci, bensì sulla individuazione dell’oggetto di tale distribuzione, cosicché la causa relativa all’accertamento dei redditi non dichiarati della società viene a trovarsi in rapporto di pregiudizialità. Da qui la necessità di sospendere il giudizio del socio in attesa che diventi definitivo quello della società

 

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